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Storia del Museo del Basket
Nel comune di Altopascio, in provincia di Lucca, nella località Spianate, esisteva fino ai primi anni ottanta del secolo scorso un “Museo del Basket”. Si trattava, in realtà, di una raccolta di cimeli operata dal Cav. Uff. Giorgio Chimenti, grande appassionato della disciplina, in gioventù giocatore di basket, e poi in seguito arbitro nazionale, dirigente di società, organizzatore di manifestazioni, promotore della pallacanestro nelle sue zone di residenza.

Chimenti, nato a Livorno, ma di origini lucchesi, aveva messo insieme progressivamente una straordinaria raccolta di materiale inerente la pallacanestro: palloni, maglie, coppe, medaglie, distintivi, libri, dépliants, riviste, manifesti, locandine, ma soprattutto fotografie, di ogni epoca, nazione, località, formato. Univa poi a tutte le immagini che aveva trovato nel corso delle sue ricerche le sue fotografie, quelle che lui stesso scattava sui campi di tutto il mondo.

 Egli infatti, fin quando le forze fisiche glielo hanno consentito, raramente ha mancato una manifestazione, fosse essa un campionato di zona, un campionato italiano, un europeo o un'olimpiade. Quasi ovunque egli aveva libero accesso, forte di quella straordinaria rete di contatti e di conoscenze personali che aveva messo in piedi proprio grazie alla sua idea del “Museo del Basket”.

 Chimenti aveva strutturalmente dedicato al Museo prima il suo negozio di Livorno – faceva il rivenditore di castagne fritte e generi similari –, poi il suo negozio di Altopascio, dove si era trasferito nel secondo dopoguerra, e infine molte stanze della sua stessa abitazione, allestendovi le sue raccolte per settori, per genere, per tematica. Invitava chiunque avesse a che fare con la pallacanestro a vedere le sue raccolte, dal più giovane ragazzo che giocasse nei paraggi, all’allenatore della nazionale, fino alle autorità sportive internazionali.

 Tutto questo per pura passione, con l'intendimento di conoscere e di far conoscere quello straordinario sport che lo aveva conquistato fino a diventare la ragione stessa della sua vita.

Chimenti sviluppò una fantastica rete di contatti sia a livello nazionale che internazionale e, attraverso di essa, continuò ad ingrandire, perfezionare e migliorare le sue collezioni e le sue raccolte, accrescendole a dismisura fino al momento della sua morte, avvenuta nel 1983.

 Egli arrivò anche a produrre il vino del basket: etichettava infatti come tale il vino delle sue vigne, e ideò e fece stampare numerose etichette che lo ritraevano con alcuni dei personaggi che avevano visitato il suo “Museo”.

Chimenti organizzò anche molte gare e tornei, quasi sempre a carattere giovanile e nell’ambito dei Giochi della Gioventù, dimostrando un profondo amore e una costante passione per la pallacanestro.

La raccolta di Chimenti occupava molte stanze dei tre appartamenti contigui di sua proprietà. Dopo la morte, per alcuni anni, fotografie e cimeli rimasero chiusi al pubblico, anche perché nella restante parte dell’abitazione continuò ad abitare la vedova, che vi risiede tuttora.

 Poi, con il consenso della signora, dirigenti della società di pallacanestro di Montecatini militante nella serie A nazionale prelevarono il materiale perché era loro intendimento riallestire il “Museo del Basket” in locali appositi della cittadina termale toscana siti anche presso il palasport in uso per il massimo campionato.

 Di fatto però mancarono alla società montecatinese le forze economiche e organizzative per portare a termine una simile operazione e il materiale non fu mai esposto interamente, ma solo in parte.

 Il successivo fallimento della società sportiva, con conseguente scomparsa del titolo sportivo e della società stessa, portò alla restituzione del materiale non alla legittima proprietaria – la signora Chimenti – che non aveva la possibilità di custodirlo, ma al Comune di Altopascio, che lo accettò in deposito sistemandolo in locali non usati di una scuola. Purtroppo detti locali si rivelarono inadatti, tanto che alcuni scatoloni perimetrali della raccolta furono soggetti a danneggiamenti a causa della pioggia penetrata attraverso i vetri infranti di una finestra.

 Due grandi appassionati lucchesi, Gianluca Mascagni e Vincenzo Buchignani, volendo cercare di risolvere il problema e per evitare ulteriori danni o depauperamenti, chiesero e ottennero dalla signora Chimenti – pienamente disponibile – la donazione di tutto il materiale, lo prelevarono dalla scuola di Altopascio e lo collocarono presso il magazzino del Comitato Provinciale del C.O.N.I. di Lucca.

 In seguito il materiale fu ulteriormente trasferito. Il Comitato Provinciale di Lucca del C.O.N.I. ha infatti utilizzato per diversi mesi locali provvisori, in attesa di traslocare nella nuova sede inaugurata nel dicembre del 2004.

 Durante la permanenza nella sede provvisoria, mancando degli spazi necessari nei locali in uso, molto materiale di archivio – e fra questo gli scatoloni del “Museo del Basket” di Giorgio Chimenti – è stato collocato per diverso tempo presso i locali-deposito di una ditta di traslochi e facchinaggio nei pressi della località di Capannori.

 Presso questi locali di stoccaggio è stata effettuata nei mesi primaverili ed estivi del 2003 una sommaria verifica del materiale esistente da parte di personale specializzato del Centro Studi e Documentazione A.S.S.I. Giglio Rosso di Firenze, associazione culturale-sportiva molto attiva nel campo della ricerca storica applicata allo sport e in tutte le problematiche a ciò relative, come appunto il salvataggio, il mantenimento e il riordino di archivi e raccolte.

 Questo lavoro ha permesso un esame del materiale esistente e un nuovo stoccaggio per tipologia (fotografie sfuse, quadri, album fotografici, libri, riviste, oggetti). Si è infatti potuto appurare, in corso d’opera, che il materiale era stato gettato nelle varie scatole completamente alla rinfusa, danneggiando fra l’altro in maniera irreparabile quasi tutti i vetri posti dal Chimenti a protezione delle varie fotografie.

 La ferma volontà dei due titolari della donazione del materiale del Museo Chimenti ha ottenuto la piena approvazione del progetto "Museo del Basket" e il finanziamento da parte dell'Assessorato allo Sport del Comune di Lucca. Sono stati messi a disposizione del nascente nuovo Museo del Basket alcuni locali comunali presso la Scuola Media di San Vito. Lì è stato trasferito dai magazzini di Capannori tutto il materiale e lì si sta procedendo al suo riordino, alla sua valutazione, alla sua catalogazione informatica.

 Per il momento la catalogazione dei reperti è funzionale all’allestimento del Museo virtuale, ma classificazione e posizionatura del materiale sono effettuati tenendo presente anche una successiva reale apertura al pubblico dei cimeli di Giorgio Chimenti: questo infatti è l’intendimento complessivo a cui stanno lavorando da un lato l’Amministrazione Comunale e dall’altro la nascente Fondazione che si occuperà di gestire tutta l’operazione.

 Alla Fondazione collaboreranno come partner tecnici e scientifici gli attuali tre compagni di viaggio che affiancano i soggetti costituenti il Comitato Promotore della Fondazione e del Museo in questa avventura: la società Imprendi di Lucca per la parte informatica di preparazione e gestione del data base virtuale, il Centro Studi e Documentazione ASSI Giglio Rosso di Firenze per la consulenza scientifica e l’inserimento dei dati, gli studenti del Liceo Vallisneri di Lucca, guidati dalla professoressa Pecchia, per la collaborazione nelle varie fasi della lavorazione prevista.

 Il Museo non si fermerà ai cimeli di Chimenti che ha il merito di aver dato il via a questa avventura e senza il quale, forse, non ci sarebbe alcun Museo. E’ preciso intendimento dei gestori ampliarlo, rafforzarlo, aggiornarlo costantemente e dotarlo di tutti i possibili supporti capaci di farne un moderno centro di studio e di propaganda per la disciplina. Non dovrà cioè essere un semplice accumulo di materiale, una sorta di mausoleo, ma diventare un vero e proprio centro di ricerca dinamico e propositivo.